Gli studi condotti analizzano l'impatto della supplementazione luminosa con radiazioni UV-A, UV-B e la loro combinazione (UV-A + UV-B), applicate in aggiunta alla luce fotosinteticamente attiva (PAR) per 16 ore giornaliere. Le sperimentazioni sono state effettuate in ambienti indoor controllati utilizzando lampade a LED (fornite da C-LED, Imola) su diverse colture: lattuga a foglia rossa (Lactuca sativa cv. Red Salad Bowl) e microgreens di ravanello, barbabietola, girasole, Ravanello Daikon e Fagiolo Mungo.
L'impatto delle radiazioni UV sulla biomassa e sull'accrescimento si è dimostrato fortemente specie-specifico. Nella lattuga, tutti i trattamenti UV hanno causato una riduzione significativa del peso fresco e della biomassa rispetto alle piante non irradiate, oltre a una diminuzione della lunghezza dell'apparato radicale e della parte aerea. Nei microgreens, invece, la risposta è stata eterogenea: la radiazione UV-A ha incrementato notevolmente la produttività e il peso fresco nel girasole, nel Ravanello Daikon e nel Fagiolo Mungo. Al contrario, l'esposizione alla radiazione UV-B (singola o combinata con UV-A) ha spesso inibito l'allungamento dell'ipocotile, un effetto fotomorfogenico che rende le piantine più compatte, e ha causato un calo significativo di produttività nel Fagiolo Mungo. In aggiunta, nel Ravanello Daikon, l'esposizione a UV-A e UV-B ha accelerato la fase di germinazione dei semi.
Il risultato più coerente emerso dalle sperimentazioni è che la radiazione UV-B rappresenta lo stimolo principale per la "biofortificazione" delle colture. L'irraggiamento con lampade UV-B, da solo o in combinazione con UV-A, ha determinato un aumento drastico della concentrazione di fenoli totali, flavonoidi e della capacità antiossidante complessiva (misurata con test ABTS, DPPH e FRAP) nella lattuga, nei microgreens di barbabietola e ravanello, nel Ravanello Daikon e nel Fagiolo Mungo. La combinazione UV-A + UV-B si è rivelata la strategia più efficace per stimolare l'accumulo di antocianine, pigmenti ad altissimo potere protettivo contro lo stress ossidativo, in quasi tutte le specie analizzate. La radiazione UV-A somministrata singolarmente ha invece mostrato effetti molto variabili, risultando inefficace o persino antagonista all'accumulo di antiossidanti in specie spiccatamente eliofile come il girasole.
Le lampade UV hanno un impatto diretto sull'aspetto estetico e sul gusto, fattori cruciali per l'accettabilità da parte del consumatore. Dal punto di vista visivo, i trattamenti con UV-B e UV-A+UV-B inducono una pigmentazione rossa e viola molto più intensa e scura nelle specie predisposte (come lattuga, barbabietola e Daikon), proprio a causa della sovrapproduzione di antocianine indotta dallo stress luminoso. A livello organolettico, tuttavia, l'aumento dei composti fenolici può alterare il profilo gustativo, incrementando le note di amaro e astringenza. Nella lattuga, il trattamento combinato UV-A+UV-B ha registrato l'indice edonico più basso a causa dell'eccessivo amaro. Nel Fagiolo Mungo, l'UV-B ha reso i microgreens più rugosi, pungenti e amari, abbassando la loro accettabilità globale rispetto al controllo. In controtendenza, i microgreens di Ravanello Daikon trattati con UV-A+UV-B sono risultati i più apprezzati in assoluto dal panel di assaggiatori, sia a livello visivo che gustativo.
L'utilizzo delle lampade LED UV in ambiente indoor evidenzia un netto compromesso agronomico: se da un lato l'esposizione agli UV (specialmente UV-B e UV-A+UV-B) è uno strumento eccezionale per aumentare esponenzialmente il valore nutraceutico e antiossidante del raccolto, dall'altro questo processo richiede un dispendio energetico per la pianta che spesso limita la produzione di biomassa o ne altera il sapore in modo non sempre gradito al consumatore. Risulta quindi fondamentale creare ricette luminose e protocolli specie-specifici per calibrare perfettamente le dosi e i tempi di irraggiamento, massimizzando i benefici per la salute senza compromettere la resa commerciale.